La tendenza a usare internet come sostituto del medico è in continua crescita. Sono moltissime le persone che, prima di rivolgersi a un dottore, passano ore a navigare tra un sito e l’altro, fino a giungere a una improbabile autodiagnosi. E, nei casi più estremi, a prescriversi delle cure fai-da-te.

Questo fenomeno ha un nome: cybercondria. Il neologismo, che deriva dall’unione delle parole «cyber» e «ipocondria», è stato coniato alla fine degli anni Novanta, e rappresenta in modo efficace l’evoluzione dell’ipocondria nell’era di internet. L’accesso immediato a risposte a portata di clic finisce per mettere in secondo piano la qualità delle fonti su cui si fa affidamento, in favore di informazioni «facili e veloci».

Quali sono le conseguenze della cybercondria?

L’assenza di competenze medico-scientifiche, unita alla natura a dir poco oscura delle informazioni che vengono condivise ogni giorno sul web, ha dato origine a una nuova tipologia di paziente: sicuramente più attento alla propria salute rispetto al passato, ma anche più incline a ritenersi «esperto» in materia e quindi a mettere in dubbio le competenze dei medici a cui si rivolge, nel caso il parere di questi ultimi si riveli essere in contraddizione con le sue convinzioni.

I medici sanno quanto sia difficile relazionarsi con pazienti che «studiano» in anticipo i sintomi e il decorso delle malattie autodiagnosticate. Si presentano nel loro studio avendo già ben chiari gli esami e il trattamento a cui intendono essere sottoposti. Tendono a esaltare o a tralasciare alcuni sintomi, con l’unico fine di sostenere la propria teoria di diagnosi, e impedendo in tal modo al medico di svolgere correttamente il proprio lavoro.

Una simile mancanza di fiducia va a minare in modo irrimediabile la classica relazione dottore-paziente. E a pagarne il prezzo è, come sempre, la salute.

Che ruolo hanno le fake news?

In parallelo alla cybercondria, c’è un secondo fenomeno che sta contribuendo a danneggiare il mondo della medicina: le cosiddette «fake news».

Si tratta di notizie false diffuse online come vere, e ricondivise da soggetti privi di competenze scientifiche.

Intorno ad alcune di queste notizie, ufficialmente smentite dalle autorità competenti, si creano veri e propri miti. L’idea è che esista una specie di complotto ordito dai professionisti della salute, accusati di voler «nascondere» la verità per trarne un profitto economico a spese del benessere della popolazione.

Proprio in questo periodo stiamo assistendo a uno dei casi più clamorosi: quello dei vaccini. Negli ultimi anni, infatti, una crescente fetta della popolazione ha iniziato dichiararsi contraria all’uso dei vaccini, convinta che sia stato dimostrato che essi possono causare l’autismo.

Fake News e vaccini: come ha avuto inizio?

Tutto ha avuto inizio nel 1998, quando Andrew Wakefield, gastroenterologo inglese, pubblicò uno studio in cui sosteneva che il vaccino trivalente MPR (morbillo-parotite-rosolia) potesse causare l’autismo. Una ricerca i cui risultati erano però stati falsificati dal medico stesso, e che per questo (oltre che per numerosi altri capi d’accusa) venne radiato dall’Ordine.

Eppure, nonostante in ambito scientifico sia ampiamente riconosciuto che si sia trattato di un atto intenzionale di dolo, e nonostante nessuno studio successivo sia mai giunto a conclusioni simili, questa falsa credenza ha continuato a trovare terreno fertile sul web, diventando la fiamma che fomenta un movimento sempre più ampio di oppositori ai vaccini.

E anche in questo caso, a pagarne il prezzo è la salute della popolazione, e in particolar modo dei più piccoli.

Cosa possono fare i medici contro le fake news?

In un mondo in cui non è possibile controllare la qualità delle informazioni diffuse su internet, eliminare la cybercondria e le fake news è impossibile. È però possibile arginarle, contrastandole con informazione seria e scientifica, educando i cittadini a distinguere tra fonti affidabili e non, indicando loro siti web da consultare in caso di dubbi, e dialogando con loro in modo aperto e sincero.

Una nuova forma di educazione all’informazione e alla salute.

 

 

 

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