Chi non ha mai sentito parlare di brainstorming al giorno d’oggi? Il termine, che significa letteralmente «tempesta di cervelli», è di origine anglosassone, e ha avuto grande fortuna in tutto il mondo. La parola fu coniata nella prima metà del secolo scorso dal dirigente pubblicitario Alex F. Osborn e trovò diffusione a partire dalla pubblicazione, nel 1957, del libro Applied Imagination.

Come detto, l’autore era attivo nel settore del copywriting e, in effetti, il termine definisce più correttamente la tecnica di gruppo che sfrutta il gioco creativo dell’associazione di idee, allo scopo di far emergere varie alternative possibili nell’operare una scelta, così come nel problem solving. Ad esempio, nell’ideazione e nella gestione di un progetto un brainstorming può essere utile a definire l’obiettivo, formare una squadra, identificare potenzialità e mezzi.

Ma ormai il brainstorming è andato oltre, e viene spesso indicato dalle grandi aziende come uno dei metodi più efficaci per far emergere nuove idee, trovare soluzioni originali o anche solo mettere a confronto in maniera produttiva il personale.

Come funziona il brainstorming

Si tratta di una forma di caos controllato, il cui scopo è, in un primo momento, avvantaggiare la quantità anche a svantaggio della qualità. Durante un brainstorming è fondamentale incoraggiare tutti i partecipanti ad esprimere la propria opinione, in un clima informale e di grande rispetto reciproco.

Quando si applica tale processo creativo, è importante seguire delle linee guida, volte essenzialmente a tutelare e incoraggiare la partecipazione democratica: nessuna idea deve essere oggetto di critica e bisogna accettare qualsiasi tentativo di capovolgimento di proposte precedenti.

Proprio per la sua natura, che favorisce lo scambio e la comunicazione, questo modello creativo è potenzialmente esportabile all’interno di qualsiasi forma di business.

Brainstorming in aziende scientifiche e in medicina 

Perché dunque non applicare questa tecnica anche all’interno di studi medici o aziende scientifiche? Mettere a confronto il personale che collabora giorno dopo giorno all’interno di una struttura, grande o piccola che sia, può spesso rivelare delle sorprese. Non solo aiuta a portare alla luce problemi di cui spesso il titolare non è al corrente (che siano di natura interpersonale, lavorativa o organizzativa), ma può anche far emergere nuove potenzialità e idee innovative. Inoltre aiuta a creare complicità tra le persone, che potendo esprimere liberamente le proprie idee si sentono valorizzate e rispettate.

Provate a seguire queste 5 semplici regole:

  1. Non esistono idee stupide.
  2. Tutti devono partecipare in modo attivo.
  3. Non si interrompe chi sta parlando. Se le sue idee stimolano le vostre (e di solito succede!) prendete un appunto e quando ha finito parlatene apertamente.
  4. Rivolgersi al futuro: ogni idea deve essere rivolta alle possibilità e alle potenzialità, quindi non perdete tempo a rimuginare sul passato! Ci saranno luoghi e momenti più adatti per farlo.
  5. I device restano spenti (niente distrazioni, solo cervelli!).

Analisi SWOT

Se il brainstorming rappresenta l’espressione creativa di un progetto, può essere interessante il confronto con una tecnica di lavoro basata al contrario sulla razionalizzazione. È il caso dell’analisi (o matrice) SWOT – altra espressione codificata tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento –, una tecnica di decision making in grado di porre l’attenzione su tutti gli aspetti correlati all’obiettivo progettuale che si vuole comprendere. L’acronimo fa infatti riferimento alla valutazione di:

  • Strengths: punti di forza.
  • Weaknesses: elementi di debolezza.
  • Opportunities: opportunità.
  • Threats: minacce.

Questi fattori sono appaiabili sia come positivi (forza, opportunità) e negativi (debolezza, minacce), che come esterni (forza, debolezza) e interni (opportunità, minacce).

La metodica SWOT, che permette di elaborare piani in condizioni di incertezza e competitività, viene a sua volta condotta nella forma di intervista di gruppo, ed esige il rispetto di regole ben precise. Gli elementi considerati vengono fatti confluire in una matrice a quattro quadranti. Terminata la raccolta dei dati, vengono studiate le possibili azioni, nell’ottica di portare a termine il progetto massimizzando i fattori positivi e minimizzando quelli negativi.

La tecnica è utile in fase di planning ma si presta anche a essere applicata durante l’attuazione del progetto, per ricalibrare lo stesso sugli obiettivi a seguito di intervenuti cambiamenti.

In questo caso è più facile immaginare l’applicazione dell’analisi SWOT alle realtà medico-scientifiche, ad esempio se si decide di aprire uno studio professionale e si vogliono analizzare tutti i fattori prima di effettuare un investimento così importante. Eppure, talvolta, unire all’analisi più «ferrea» un po’ di «caos di menti» aiuta a raggiungere risultati straordinari!

Cookie Policy Privacy Policy